Mettiamoci il dito/3
Il torto nella ragione
Mettiamola come ipotesi. La signora Veronica ha ragione. E ammettiamolo pure: ha tutti i motivi per essere adirata con suo marito. Ha proprio ragione lei ma su una cosa però ha torto: non si dicono queste cose. Non si mettono in imbarazzo i mariti nel frattempo che questi fanno la storia. Quello, il Berlusconi, è uno che in quattro e quattr’otto ha fatto trovare la dentiera nuova alla nonnina degli Abruzzi. La signora Veronica che ha ragione non deve dimenticarlo.

Mettiamola come ipotesi. La signora Veronica ha ragione. E ammettiamolo pure: ha tutti i motivi per essere adirata con suo marito. Ha proprio ragione lei ma su una cosa però ha torto: non si dicono queste cose. Non si mettono in imbarazzo i mariti nel frattempo che questi fanno la storia. Quello, il Berlusconi, è uno che in quattro e quattr’otto ha fatto trovare la dentiera nuova alla nonnina degli Abruzzi. La signora Veronica che ha ragione non deve dimenticarlo. E gettargli quelle cose cattive che solo l’incattivita clausura domestica può far dire è un errore blu del patto sociale tra Regine e Re. Lui, certo, è Reuccio, ma la signora Veronica che ha ragione non deve far la Reginuccia.
Insomma, non può cavarsela con gli schiamazzi dell’esule, piuttosto col silenzio delle Sovrane. Altrimenti – tra querule contumelie del tardo femminismo e sofferti mugugni moralistici – corre il rischio di essere scambiata per patetica. Manca poco e diventa ospite di Fabio Fazio. Mettiamola per ipotesi e ammettiamolo pure: ha ragione. E il privilegio di un amore si misura in pazienza. Ma il monopolio su un uomo – specie su un uomo che si campa la giornata per fare la storia – è un’idea di sistemazione coniugale dove l’amore non deve entrare neppure per sbaglio. E’ tutta un’infinita pazienza, infatti, quella che s’ottunde nella bambagia della posizione sociale. Ed è un Nirvana immobile che non può precipitare nella recriminazione, piuttosto in un sorriso. Fosse pure di commiserazione. Mettiamola pure come ipotesi, ed ammettiamolo, infine, che sia vero che Silvio Berlusconi traffichi in ciarpame di femmine. Suvvia però, un po’ di buonsenso: può un settantino come lui reggere la contabilità attribuitagli delle curve, dei numeri e delle gonne? Mettiamo in conto allora che l’essere umano maschio è vanitoso. E ammettiamolo.
Ebbene: gli è che il marito della signora Veronica è vanaglorioso. Di vana sconsideratezza, certo, ma legittima per chi poi regge la giornata che gli tocca sbarcare. Lui con l’allegria della vaga civetteria, sfascia i dogmi dell’uggia etica italiota. Con i problemi degli anni poi, pur trasfigurati nella cosmesi, non può che avere in cambio l’impunità gaglioffa derivatagli dal patto sociale. Ma mettiamo e ammettiamo dunque – e lei ha proprio ragione – nondimeno il fatto è che chi è Sovrana, oltre alla Corona, deve saper portare la pazienza. E portarla in testa. Mettiamo per ipotesi, infine, che il mondo vada per il verso giusto: i mariti si lasciano correre. E vanno a letto con la cameriera. E si risolve così: la Sovrana licenzia la cameriera.